EL CAMINO #8: IL CAMMINO DI SANTIAGO

Partiamo da Lèon, obbligatoria la tappa per Ponferrada, un piccolo paesino di montagna dove regna un bellissimo ponte romano in pietra.
Molti pellegrini attraversano il paese zoppicando, fasce alle ginocchia o alle caviglie, sono sofferenti, ma non si fermano.
La sera arriviamo a Sarria, non ci piace, ma non è importante perchè il nostro obiettivo è iniziare il Cammino. Prepariamo le ultime cose negli zaini e lasciamo i nostri panni da cittadini nella valigia. Preparo tutto con estrema cura, cerco di eliminare altri pesi inutili dagli zaini, la notte è arrivata, è ora di dormire, ma non ci riesco sono preoccupata, ho timore di non farcela… conclusione dormo tre ore e mi aspettano 22 Km a piedi.
Partenza, il Sole ancora non è nato, zaini in spalla, siamo un po’ frastornati per la nottata e perchè ancora non sappiamo come funziona il Cammino di Santiago, anche se di segni/totem ne abbiamo visti tanti.


Noi


Inizialmente seguiamo gli altri pellegrini, sono veramente tanti, più di quanto avessimo mai potuto immaginare. Sembra quasi che tutti debbano andare ad un concerto, camminano velocemente, anzi sembra quasi che corrono, mi domando perché?
Attraversiamo il paese, la nebbia è fitta e tutto appare ovattato, scale, salite, facciamo tantissime foto, mettiamo altri Sellos, attraversiamo delle rotaie di un treno e mi domando “ma è possibile che il cammino possa essere così pericoloso?” decisamente SI. Entriamo nel bosco, poi una salita di 10 Km, inizio a sentire il peso dello zaino, sono preoccupata per la mia schiena. Arriviamo su un altopiano e il paesaggio si apre di fronte a noi. Vogliamo rapire questi luoghi e far si che rimangano nella nostra memoria per sempre.
Dopo 20 Km di cammino, diverse soste, sono distrutta, ogni punto del mio corpo è dolorante. Non ce la faccio più!
Andrea prende anche il mio zaino e inizia a camminare per altri 9 Km, stanchissimi arriviamo a Portomarin, non riesco ad apprezzare ciò che mi circonda tanta è la stanchezza, arriviamo ai piedi della cittadina e ci troviamo di fronte, come un muro, la scala chiamata “spaccagambe”.
Voglio urlare!!
Ce la facciamo, troviamo due posti letto in una camera senza finestra, la prendiamo lo stesso, sono stanca e bloccata, riesco a farmi una doccia bollente.
Uso Voltaren come se fosse crema idratante e una schiuma per le ossa sulle caviglie e piedi. Sono già spuntate le prime vesciche. Ora capisco perché i pellegrini portano le ciabatte a fine giornata.
Ci facciamo forza e andiamo al centro di Portomarin, troviamo la cattedrale aperta, la messa terminata, il momento è particolare anche se ci sono tantissime persone.
Ceniamo e sono preoccupatissima per il giorno dopo.
Sveglia presto e come per magia non ho più dolori. Questa volta però spedisco lo zaino, non voglio fare lo stesso errore del giorno precedente, un ottimo servizio per chi non ce la fa. La tappa prevista è Palas de Rei ma noi la superiamo e arriviamo distrutti a Melide. Non so dove ho trovato le forze, ma continuiamo ed entriamo totalmente nello spirito del pellegrino.


Il Cammino

Molte persone continuano il percorso in pullman, altre a piedi senza zaino, ognuno affronta il Cammino in modo diverso e come può.
Si attraversano sentieri, strade, marciapiedi, super strade, ponti su autostrade, ponti romani, boschi, pianure, paesi rurali ove l’unico sostentamento economico si base su l’allevamento di bestiame e la coltura di mais. Hanno uno stile così diverso dal nostro e profondamente radicato che lo rende affascinante e allo steso tempo lontano dal mio modo di essere.
Attraversiamo villaggi in pietra con lavorazione a secco con al centro piccolissime chiesette in stile romanico e m’innamoro di questi luoghi.
Camminiamo molto in 5 gg e mi pento di non aver fatto il Cammino di Santiago dal principio, ma questa è stata la prova che posso farcela fisicamente.
Durante il Cammino nasce il desiderio e l’esigenza di farlo soli, il bisogno di fare dei tratti in solitudine, si ha bisogno di ritrovare sè stessi e di non aver contatti con nessuno. Io e mi o marito ci separiamo per qualche Km, certi che ci saremmo rivisti presto (il sentiero è molto sicuro).
Si ritrova se stessi!
Il cammino è l’allegoria della vita, è il percorso della nostra esistenza.
Conosciamo tante persone di diverse nazionalità, sudamericani, americani, portoghesi, bambini di 10 anni che ci prendono in giro, gruppi di disabili che fanno il cammino. Grandi ragazzi!!!!
La voglia di vivere e scoprire è tanta….
Arriviamo a Santiago de Compostela, piove tantissimo, rivediamo pellegrini conosciuti durante il viaggio. La poesia del viaggio si perde man mano che si entra in città e sembra che la cattedrale di Santiago non voglia arrivare mai, ma poi eccola là, bella, bellissima in tutto il suo stile romanico, ove solo la facciata principale è in stile barocco, ma è ben integrata.


Arrivati!!!

Ho le vesciche anche sulla schiena e i piedi sono un massacro. Ho freddo, sono zuppa, sudatissima e puzzo!! Vorrei mettermi in ginocchio e piangere. Ho superato ogni mio limite e ora posso pormene di altri, credevo di non farcela, credevo di mollare, ma sono arrivata.
Ce l’abbiamo fatta!!
Rimaniamo in città due giorni, prendiamo la Compostela (La Compostela è un documento, consegnato dalle autorità ecclesiastiche, che certifica di aver completato almeno 100 chilometri a piedi o a cavallo - 200 se si fa in bicicletta - del Cammino di Santiago) dove la commozione è pronta ad uscire in qualsiasi momento, cerco di non cedere, ma altri pellegrini lo fanno per me… si abbracciano, piangono, ridono…


La Compostela

Unico obiettivo per tutti era arrivare qui indipendentemente dalla motivazione.
Ma ora ci concediamo un po’ di “lusso”, hotel al centro storico, buon cibo, vino, passeggiata da turista, panni puliti e profumati dopo un salto in lavanderia e pronti per arrivare a Finisterre (la fine del mondo).


Ora ci trattiamo bene

Torniamo indietro, prendiamo due autobus: Santiago-Lugo Lugo-Sarria (unico mezzo pubblico per arrivare a Sarria). Riprendiamo possesso della “nostra” Lexus, piccola tappa a Santiago al Centro Culturale della Galicia di Peter Eisenman, dove nasce dalle colline e diventa parte integrante di essa.


Centro Culturale della Galicia - Santiago de Compostela

Poi via verso Finisterra. Si apre di fronte a noi il mare illuminato dal Sole, il mare cambia tutto. Lo sguardo si perde nell’orizzonte. Qui i pellegrini sembrano rilassati finalmente, sono arrivati alla fine del mondo secondo le credenze nei tempi antichi, lo trovo molto affascinante.
Arriviamo all’estremità di Finisterra o Fisterra, prendiamo un nostro indumento usato durante i Cammino, dobbiamo iniziare il rito del pellegrino, lo bruciamo tra le pietre, lasciamo un piccolo sasso (il sasso rappresenta il peccato e più è grande il sasso e più lo è il peccato) e lascio un piccolo oggetto insieme a quello di altri pellegrini.


Finisterre

Mi ritrovo sola, ci sono pochi pellegrini/turisti, il Sole non è ancora alto, ma già fa caldo, vedo tre o quattro pellegrini, ma sono abbastanza lontani da non disturbare.


Io

Sono io, il mare e il Sole… sono in pace. Questa è la perfezione! Questa è la felicità!
Vorrei non andarmene, vorrei rimanere un altro giorno..
Ma il Viaggio deve continuare!!










NOTA: Questo articolo è un estratto de "El Camino #0: IL VIAGGIO" ... Buona lettura On The Road

Commenti

  1. Ogni tuo articolo che leggo non solo mi esalto, ma mi commuovo... è come un climax, un continuo crescere di sensazioni. Brava!
    Luisa83

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    1. Ciao Luisa83, io mi esalto leggere i tuoi commenti...
      Grazie.
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  2. Ciao, secondo te quanto potrebbe essere il periodo migliore per intraprendere questa avventura?
    Davide

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    1. Ciao Davide, secondo il periodo migliore è in primavera o in autunno, in tal modo non andrai incontro al caldo eccessivo dell'estate o al freddo dell'inverno.
      Buen Camino!!

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  3. Che figata la foto in ombra..siete proprio belli insieme.
    Belli!
    Mary

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    1. Ciao Mary,
      Grazie
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  4. La foto che guardi l'oceano è meravigliosa.
    Brava

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    1. Grazie
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  5. Risposte
    1. Grazie
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