Ex Mattatoio di Testaccio - Roma


Ho voglia di uscire, prendo il cellulare, chiamo la mia amica Valeria e le dico:
Io: “Vale, sto andando al MACRO ( Museo d'Arte Contemporanea di Roma ) a vedere una mostra, vuoi venire?”
V.: “Si, tra quanto andiamo?”
Io: “Passo tra 15 minuti o vado da sola!”
V.: “Adesso? Ma sei pazza!? Devo preparami, sono impresentabile…”
Io: “Dai, sto passando” ;-)
V: “Ok, ma sappi che ti odio. Pazza!”
Le dò 20 minuti e passo sotto casa sua e via verso il MACRO.

Parte del complesso

In realtà sono più interessata alla struttura in se che alla mostra, ma questo Valeria lo sa già… inizio a fotografare il complesso, ogni padiglione, i particolari costruttivi, trovo la bellezza in ogni singolo bullone, gli attacchi a terra le “rotaie volanti” (binari metallici aerei di servizio per lo smistamento degli animali, tali binari erano posizionati ad un’altezza superiore di due/tre metri) con i ganci che sostenevano le carni degli animali, ancora visibili, foto su foto sembro una drogata…

Binari metallici interni

L’ex mattatoio era un complesso di padiglioni dove ognuno doveva avere la sua funzione (macellazione e distribuzione delle carni) e dove gli animali erano separati per categorie, alle pendici del Monte dei Cocci (Il monte Testaccio, in latino Mons Testaceus, popolarmente noto come monte dei Cocci, è una collina artificiale a Roma di circa 36 m di altezza, vera e propria discarica specializzata di epoca romana. È infatti costituita da strati ordinatamente disposti di cocci provenienti da più di 53 milioni di anfore per la maggior parte olearie. I contenitori di terracotta, scaricati dal vicino porto fluviale sul Tevere, una volta svuotati dal contenuto, venduto sul mercato capitolino, venivano lì gettati.).
Entro, forse per la milionesima volta, ma la prima dal mio ritorno dalla Germania, adoro questo posto, adoro gli spazi riutilizzati e non abbandonati (ancora non consapevole di ciò che avrei visto), mi piace l’idea di come possiamo riutilizzare e cambiare la destinazione d’uso di una struttura, lo trovo molto affascinante.

La mostra del MACRO (Museo d'Arte Contemporanea di Roma) si svolge in tre padiglioni diversi, ognuno ospita un’artista e ogni padiglione è apparentemente uguale all’altro, ma variano in realtà per piccoli dettagli e per esigenze di una volta… i ganci erano più o meno piccoli o bassi in base al tipo di animale che veniva appeso (suini o bovini) e le grate a terra per far defluire il sangue degli animali morti…
Interno di un padiglione

Scene horror passano davanti ai miei occhi, sento l’odore della carne e del sangue, il freddo di quegli ambienti (necessario per far mantenere fresche le carni), uomini con camici bianchi sporchi di sangue, ormai abituati a quel lavoro,  che urlano per farsi sentire dagli altri colleghi e rivedo il film “Nestore” con Alberto Sordi (anche se il mattatoio in questione non è lo stesso)… ma vado avanti e voglio vedere il bello di questo complesso, considerato uno dei “pezzi di archeologia industriale” romana.
L’intera struttura fu progettata dall’architetto Gioacchino Ersoch nel 1888 con la partecipazione dell’ingegnere Filippo Laccetti.
L’architetto progettò ogni padiglione con la stessa tipologia: un volume rettangolare costruito con muri rifiniti in mattoni, il tetto a doppia falda con distanze regolari e all’interno la struttura in ferro, travi, pilastri, “rotaie volanti”, ganci e tutto collegato tra loro tanto da dare vita ad un meccanismo unico per la macchina di macellazione.
Facciata esterna

Ogni padiglione è la fusione di più stili, esternamente tipico del passaggio dalla classicità alla modernità dell’ottocento di Roma, dove l’intera parete era in mattoni, bugnato per gli angoli e il travertino per la base (forse per lo stesso motivo per cui veniva fatto il basamento in pietra per le Fachwerkhaus!?.... http://architettontheroad.blogspot.it/2015/09/case-fiabesche-fachwerkhaus-casa.html), gli archi e il tetto a falda rendono la struttura molto elegante,


Bugnato agli angoli, travertino alla base, mattoncini per le pareti

ma appena si entra lo stile cambia immediatamente, significa varcare in un mondo diverso dall’esterno, un mondo realistico e crudele, freddo e quasi brutale rispecchiato in questo caso dallo stile industriale (Negli anni 50 nasce a New York il concetto di loft e con esso anche il nuovo stile per l'arredo e le decorazioni, lo stile industrial, per l'appunto. Rivendica la bellezza di qualcosa che nell'immaginario collettivo non ha nulla a che vedere con il bello oggettivo: le fabbriche. Lo stile industrial ha fatto dei materiali grezzi e dell' incompleto il suo cavallo di battaglia, dando all'osservatore un modo nuovo di apprezzare il mondo industriale).


Stile industriale

Due mondi in unico edificio ripetuto nei diversi padiglioni, collegati tra loro da travi reticolari dove trasportavano probabilmente gli animali appena uccisi (anche esternamente ci sono grate a terra per far defluire il sangue…), unico elemento industriale esterno che poteva far capire il mondo interno dei padiglioni anche se credo vivamente che ben poco lasciava spazio all’immaginazione.


Binari metallici esterni

L’intero complesso costituito da diversi padiglioni sono disposti da una razionale geometria, dove ognuno aveva la sua funzionalità e dovevano rispondere a delle severe leggi sanitarie di quel periodo storico, fondamentali principi per l’architetto. Ambienti per le stalle, macellazioni, lavorazione del sangue e delle pelli degli animali, frigoriferi etc etc..

Planimetria del complesso

Ora l’ambiente è totalmente diverso, l’ex mattatoio è stato ristrutturato con diverse funzionalità: una parte è destinata alla Facoltà di Architettura dell’Università Roma Tre (dove ho seguito dei corsi per poter sostenere l’esame di stato per ottenere l’abilitazione… tanti anni fa… sale la nostalgia) dove è stato eseguito un ottimo e affascinante lavoro di ristrutturazione e rifunzionalizzazione degli ambienti; il padiglione destinato al MACRO ristrutturato riesce a sfruttare la modularità attraverso la sua struttura metallica interna per adeguarsi a diverse esposizioni e alle sue spalle un grande spazio aperto (ove probabilmente gli animali ancora vivi erano di passaggio e smistamento) dove possono usufruirne gli abitanti del quartiere e organizzare eventi per tutto l’anno o anche semplici mercati di prodotti agricoli e poi c’è un ristorante, un bar, un piccolo supermercato biologico e una piccola libreria/biblioteca dedicata ai bambini.


Piazza

Dalla parte opposta della “piazza” è destinata l’Accademia delle Belle Arti (non sono riuscita ad entrarvi)


Accademia delle Belle Arti @artribune

e verso il Lungotevere Testaccio vi è situato il centro sociale “Villaggio Globale” e vi sono dei segni ben visibili.


Alcuni padiglioni sono ancora da ristrutturare, altri sono in fase di ristrutturazione ma anch’essi sono abbandonati chissà per quale motivo… come in molti posti del resto di Roma.

Zona abbandonata

Passeggio nella grande piazza che separa Via B. Franklin dal Lungotevere di Testaccio, la piazza è all’inizio del suo abbandono, nessuno se ne prende cura e piano piano mentre mi avvicino all’entrata su Via B. Franklin noto che alcuni edifici del complesso sono “occupati” da “Clochard” e una piccola zona è delimitata con dei teli verdi dello stesso colore dell’albero che li copre e penso inizialmente che sia una sorta di magazzino esterno dei locali del complesso, ma mi accorgo che è una piccola comunità rom… rimango sconcertata…

Insediamento rom

come è possibile un evento del genere in un complesso tanto importante della Capitale? chi ha permesso tutto questo? Come si è arrivato a tale degrado?
Così con tutta la delusione di tale scoperta e con un po’ di timore faccio delle foto e me ne vado…
Vado via, un po’ confusa, stordita dalla felicità di aver visto l’ex mattatoio, ma delusa per come è stato abbandonato il complesso…

Il mio cuore è spezzato!!



Nota tecnica per i più appassionati:

Nel 1888 l'architetto Gioacchino Ersoch, che già aveva lavorato alla ristrutturazione della precedente area di mattazione fatta costruire alle spalle di piazza del Popolo da papa Leone XII, fu incaricato di progettare, a causa dei cambiamenti nell'assetto urbanistico della città e le nuove norme igieniche riguardanti gli edifici di mattazione, un più grande complesso che rispondesse alle nuove esigenze. Fu scelta una zona che, con l'approvazione di uno specifico progetto nel 1872, era già stata destinata all'edificazione di nuove residenze operaie nell'ambito dell'insediamento commerciale ed industriale più importante nella Roma di allora. Al progetto partecipò l'ingegnere Filippo Laccetti che ideò tra l'altro un interessante sistema di eliminazione degli scarti alimentari nel vicino Tevere.
Il complesso è situato nel rione Testaccio e copre un'area di 25.000 m² compresa fra via Benjamin Franklin, dov'è collocato tuttora l'ingresso principale, il lungotevere Testaccio, dov'è collocato un padiglione adibito inizialmente a dazio per il controllo ed il peso del bestiame, via Aldo Manuzio e dal lato opposto dal viale del Campo Boario dove veniva mercanteggiata la carne.

Pianta @arketipomagazine


 L'interno del complesso dell'ex mattatoio
La tipologia del padiglione come volume rettangolare, con muri rifiniti in mattoni, tetto a doppia falda ed aperture arcuate ripetute a distanza regolare, si ripete per tutti gli ambienti del macello che vedevano al loro interno il frequente uso di elementi architettonici in ferro. La collocazione delle originarie funzioni nei diversi padiglioni, disposti nella vasta area con un disegno geometrico e razionale, rispondeva a chiari principi di funzionalità e di igiene che Ersoch assunse sin dall'inizio come linee guida del progetto. Il viale principale, sull'asse Franklin/Lungotevere, delimitava sui due lati gli ambienti adibiti alla macellazione affiancati dalle stalle, dai bagni e dagli stabilimenti per la lavorazione del sangue; nei padiglioni dietro la facciata principale erano state poste le funzioni che richiedevano l'ausilio di personale esterno mentre perifericamente, sul lato dell'attuale via Manuzio, erano collocate le funzioni più scomode come il macello della carne suina e delle carni tenere.

Il mattatoio è stato dismesso nel 1975, quando Roma aveva ormai raggiunto i tre milioni di abitanti, per essere sostituito da una nuova struttura nei pressi di Viale Palmiro Togliatti, al civico 1206. Da allora il complesso, considerato uno dei pezzi fondamentali dell'archeologia industriale romana, ha subito diverse ristrutturazioni nelle sue diverse parti, ha ospitato manifestazioni temporanee e nuove funzioni stabilitesi permanentemente all'interno dei vecchi padiglioni.
Gli edifici ospitano alcuni uffici dei vigili urbani; nel 2000, otto anni dopo la nascita della terza università, il padiglione 7 lungo via Aldo Manuzio e quelli lungo via Franklin vengono ristrutturati e adibiti ad aule per la Facoltà di Architettura; nel 2002 un'area complessiva di 105.000 m² comprendente due padiglioni sono stati destinati alla seconda sede del MACRO denominata prima Macro Future poi Macro Testaccio. Il 29 settembre 2007, sul lato di via del Campo Boario, è stata inaugurata una sede permanente di 3500 m² per la Città dell'altra economia. Il 18 febbraio 2010 dopo tre anni di restauri ed al termine di un cantiere aperto nel novembre del 2006 è stata inaugurata La Pelanda, un ulteriore spazio espositivo che comprende 5 fabbricati organizzati intorno ad una grande galleria che coprono rispettivamente un'area di circa 5000 m² e 1400 m² in uno spazio centrale nell'area del progetto originario dedicata ai serbatoi dell'acqua e alla pelanda dei suini. Il 12 marzo 2010 la facoltà di Architettura dell'università Roma Tre ha inaugurato ed aperto a studenti e docenti il padiglione 15A, sul lato del Lungotevere. Nel 2013 è terminata la trasformazione dei padiglioni 2B., 4 e 8 che ha permesso il già previsto trasferimento completo della didattica, degli uffici e dei laboratori del Dipartimento di Architettura (che dall'anno accademico 2013/2014 ha sostituito la Facoltà in base alla Legge n.240/2010, alias "Riforma Gelmini") dalla storica sede dell'Argiletum dove sono rimasti i corsi post lauream, gli uffici dei docenti e gli uffici di area ricerca.

Nel complesso si è inoltre insediato il centro sociale Villaggio Globale. L'ex Mattatoio ha inoltre visto nascere Muccassassina, la serata di autofinanziamento del Circolo di cultura omosessuale Mario Mieli di Roma, a cui peraltro deve l'ironico nome, ed ha ospitato, a partire dal 2002 le prime tre edizioni del Gay Village, evento organizzato nell'ambito dell'Estate romana.

Informazioni tecniche sui padiglioni A & B - MACRO
Lunghezza 62.56 m
 Larghezza 16.55 m
 Altezza centro tetto 13 m
 Altezza lati 9 m
Area di ciascun padiglione 1,036 mq.


Università degli Studi di Roma Tre


Interno dell'Università Roma Tre @arketipomegazine


Il progetto definitivo riguarda il progetto di restauro e recupero di alcuni degli edifici storici dell’ex-Mattatoio di Roma, cioè i padiglioni 15A, 15B e 15C.

Parte importante della riconversione è svolta dall’Università di Roma III, quale “cliente” per la formazione di un nucleo didattico per la Facoltà d’Architettura, esteso a più padiglioni, in cui identificare luoghi per la didattica, lo studio individuale e comune, le occasioni di riunione. Fra i padiglioni riconvertiti, l’ultimo in ordine di realizzazione (il padiglione 2b) si volge ad una funzione didattica in senso ampio, con una serie di “aule”, modulabili in dimensioni differenti, che possono soddisfare distinte condizioni, per lezioni, seminari, studio individuale o collegiale. L’ambiente interno di grandi dimensioni viene considerato quindi come una potenzialità, il progetto individua nella modulazione dello spazio una strada percorribile ed utile. La struttura di tipo industriale viene accolta in quanto si tratta di una qualità da conservare, con la presenza dell’orditura a vista a colonne e travi in ghisa, i binari metallici aerei di servizio per lo smistamento le due orditure combinate costituiscono un tratto unificante e rilevante nello spazio interno, insieme al lucernario che scorre al colmo della copertura -, la struttura con tetto a due falde e capriate a vista. L’intervento innovativo prevede l’inserimento di 6 pareti scorrevoli e ricomponibili a blocco che possono suddividere lo spazio interno in differenti combinazioni, dalla grande aula unica fino a 7 ambienti di dimensioni raccolte. Le pareti scorrevoli si suddividono in pannellature opache richiudibili; in posizione raccolta, da un lato sii situa il pacchetto e sul lato opposto una parte fissa vetrata; in posizione distesa, le pareti mobili lasciano così intravedere la dimensione longitudinale del padiglione lungo il muro, su cui si assesta una linea di tavoli per lo studio, e consentono di percepire la continuità modulare nel sistema spaziale del padiglione. Sul prospetto ovest si aprono gli accessi: ogni possibile partizione degli ambienti interni possiede un ingresso diretto; un portale pressoché centrale introduce all’unico ambiente con accesso anche dal fronte est; i servizi igienici si collocano all’estremità sud del padiglione. La coniugazione di principi filologici per il restauro e di intervento per la riconversione si dispone in un progetto articolato, in cui le facciate con il loro tessuto materico e decorativo vengono valorizzate attraverso la cura filologica per laterizi e tufo, mentre agli interni corrisponde un procedimento di “aggiunta” tecnologica e funzionale per ottenere la flessibilità modulare nella partizione degli spazi in relazione a condizioni d’uso in evoluzione; la copertura è sottoposta ad un integrale rifacimento, conservando le capriate abbinate esistenti, ulteriore elemento di valorizzazione storica.


Pianta @Insula


Gli immobili sono tra quelli concessi dal Comune di Roma all'Università degli Studi di Roma 3 nel quadro del Quarto Accordo di Programma sulle aree destinate all'Ateneo. L'Accordo di  Programma, insieme al Piano di Utilizzazione dell'ex - Mattatoio redatto dall'Amministrazione Comunale definisce le regole e le modalità dell'intervento.
Il progetto strutturale consta di una verifica di vulnerabilità sismica in accordo alla nuova norma 14/01/2008 "Nuove norme tecniche per le costruzioni" e alla direttiva del Presidente del Consiglio dei Ministri 12 Ottobre 2007 "Direttiva del Presidente del Consiglio dei Ministri per la valutazione e la riduzione del rischio sismico del patrimonio culturale con riferimento alle norme tecniche per le costruzioni”, per la parte esistente che viene riutilizzata e di un dimensionamento e verifica della parte nuova.
Più precisamente la parte nuova riguarda l'aggiunta di un piano intermedio, interamente in acciaio e soletta in lamiera grecata, assolutamente indipendente dalla struttura anche in fondazione.

CREDITS

Luogo: Roma;  - Committente: Università degli studi “Roma Tre” ; - Anno di Realizzazione: 2013; - Superficie Costruita: 900 m2; - Costo: 2.000.000 Euro; - Architetti: Insula architettura e ingegneria - Eugenio Cipollone, Paolo Orsini, Roberto Lorenzotti;  - Design Team: Nicoletta Marzetti, Renzo Candidi, Lusilla Voci, Fabrizio Bonatti; - Impresa di Costruzione: Italiana Costruzioni;



Testi per “Nota tecnica per i più appassionati” presi da: Homify; www.museomacro.org; https://alessandromarasca.jimdo.com; Francesco Pagliari “ The Plan”.

Immagini:  @motolab, @theplan, @artribune, @arketipomagazine

Foto: Scattate da me, @ Stefano Cerio


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