Ex Manicomio della Marcigliana - Roma


Qualche tempo fa ho eseguito dei lavori di ristrutturazione in collaborazione con il Direttore Artistico Gennaro Avvisato (un talentoso scenografo) per l’apertura di un locale con il nome del celeberrimo scrittore “Bukowski. In seguito è stata fatta una miniserie in onore di questo locale a cui anche io ho partecipato come personaggio di contorno.
Mentre la truccatrice Claudia Cirillo, giovane donna di grande talento e simpatia, mi preparava al trucco stavamo parlando del più e del meno e in particolar modo del mio blog “Architetto On The Road” (abbreviazione in AOTR), inizia a parlarmi di un edificio abbandonato degli anni ’30 nella riserva naturale della Marcigliana, certa che mi sarebbe piaciuto me lo descrive come un edificio di altri tempi, molto bello e al contempo suggestivo, dove si narrano avvistamenti di fantasmi, che fu un manicomio e un orfanotrofio, dove hanno girato film con Alberto Sordi e altri… insomma la curiosità di questi luoghi “misteriosi” è tanta e mi organizzo per una domenica mattina.

Destinazione Bufalotta!

E’ lontano, la giornata è meravigliosa e calda… l’inverno ci sta abbandonando e la voglia di uscire e visitare si fa sempre più intensa.
Prima di partire mi procuro il telefono del custode dell’edificio, telefono e gli racconto che dovrò fare un set fotografico per una pubblicità (balla suggeritami da Claudia), mi assicuro così che non sarò costretta a pagare per fare il sopralluogo. Ogni tanto qualche bugia va raccontata… ma mi sembra assurdo dover pagare una quota di dieci euro per la manutenzione di un edificio che in realtà è mal tenuto e totalmente abbandonato a sé.
Al mio arrivo vengo “accolta” o quasi “placcata” dal custode e da un suo amico, che si sono impossessati di una parte dell’edificio, una piccola villetta in stile razionalista (Il razionalismo italiano è quella corrente architettonica che si è sviluppata in Italia negli anni venti e anni trenta del XX secolo in collegamento con il Movimento Moderno internazionale, seguendo i principi del funzionalismo, proseguendo in vario modo in frange sino agli anni settanta) con note neoclassiche che a loro dire: la villetta era prima destinata a scuola per i bambini dell’orfanotrofio e successivamente come abitazioni delle suore quando la struttura era dedicata a “Centro di ricerche di igiene mentale”, successivamente come “Centro per anziani” e non un Manicomio, ma lasciamogli questa nomea, è sicuramente più suggestiva.


Viale dove era percorso da grandi palme

L’attuale abitazione del custode è collegata da un lungo passaggio pedonale/tunnel in muratura, attualmente un gallinaio, che fa da collegamento con la struttura principale, molto più grande, in piena armonia tra di loro e con la natura che lo circonda… anche se da lontano purtroppo si può intravedere la città che avanza inesorabilmente senza pietà.
Passaggio pedonale

L’amico del custode mi accompagna all’entrata (l’unica entrata accessibile è dal gallinaio), apre una grande porta di legno con attaccata una grande catena e un lucchetto che le fa da chiavistello, entro e mi ritrovo in una stradina bianca circondata da altissimi rovi più alti di me, rimango sola e vado verso l’entrata che una volta doveva essere secondaria della struttura. I primi gradini delle scale che danno accesso al primo piano sono crollati e per collegare il pianerottolo alla parte mancante della scala hanno “adagiato” delle palanche in legno non del tutto stabili.
Le scale, che raccontano la loro antica bellezza, hanno un disegno particolare pur essendo semplice hanno però purtroppo perso il loro splendore. Totalmente spoglie dal travertino che le rendevano eleganti sono ormai quasi totalmente al grezzo, il cemento e i tondini della struttura armata sono entrambi scoperti. Sono senza ringhiere e mi chiedo come potevano essere, le vedo in stile liberty (vedi l’articolo….), ma non si addice allo stile razionalista o fascista dell’epoca.
Scale in travertino.. o almeno di quello che ne rimane

L’ex orfanotrofio aveva l’entrata principale centrale rispetto alla facciata e questo elemento porta ad una simmetria razionalista ancora più marcata tipica del periodo storico se non per un leggero dislivello del terreno che rompe un po’ questa simmetria alla base della struttura (attacco a terra).
Dislivello del terreno (se si percepisce) dalle scene "Come una regina"

L’impianto dall’alto ha una percezione della pianta a C e di O nel suo interno anche se non lo sono entrambi.
Corte

L’edificio di tre piani a gradoni (se non si considera la “soffitta” con la terrazza) è costituito da due forme geometriche principali: il parallelepipedo e due cilindri, nel primo sono destinate le stanze e nel secondo delle sale più importanti dalle quali non sono riuscita a capire la loro destinazione d’uso, posso solo immaginare che potevano essere dedicate alle sale dei medici dove potevano godervi una vista meravigliosa dalle grandi finestre o sale dedicate al relax delle persone anziane o sale giochi per i bambini, insomma dovevano distinguersi dalle altre.


Sala medica (?)

Porzione di facciata principale

Entrando mi accorgo che il “Centro anziani” ha due corti al centrali, queste possono essere godute interamente da ogni lato della struttura che le circonda completamente. Le corti ormai sono state prese dal sopravvento della natura, grandi alberi nascondono parti di una struttura di pilastri e travi in ferro, dove si denota che stavano costruendo qualcosa, ma chissà cosa…
Corte

Corte - struttura in ferro

Ogni lato dell’edificio è dotato di bagni, stanze più o meno grandi in base alle destinazioni d’uso (cui non riesco a venire a conoscenza) e da cui si accedono da lunghi corridoi alla Shining.
Corridoio alla Shining

Percorro l’edificio in tutti i suoi piani, è una struttura molto grande, una struttura al suo interno quasi totalmente demolita, i foratini rotti a terra, pareti demolite per motivi “artistici” dei writers per evidenziare prospetticamente alcuni murales, di cui alcuni sono molto belli altri di dubbia fattezza.
Vedute "prospettiche"

Mentre cammino noto piccoli dettagli costruttivi di quel periodo storico e noto la tamponatura esterna o il controsoffitto con i sostegni in legno... sorprendente!!!


Tamponatura esterna

Controsoffitto

Ogni piano è tendenzialmente uguale, continuo a salire fino all’ultimo piano arrivando alla terrazza dove finalmente gli unici elementi rimasti di un certo valore architettonico risaltano agli occhi, il campanile in totale assenza degli elementi principali: le campane che sono state probabilmente portate via… forse dovevano essere due, l’una affianco all’altra.


Campanile senza campane...

Altri elementi architettonici di un certo valore sono le scale interne, come già accennato precedentemente, i piccoli balconi semicircolari e gli elementi dei prospetti dove le modanature (una modanatura è una fascia sagomata secondo un profilo geometrico, continuo per tutta la sua lunghezza, che si trova nel mobilio o nella decorazione architettonica, con la funzione decorativa di sottolineare la suddivisione in parti dell'oggetto, oppure di mediare il passaggio tra due superfici disposte ad angolo, per esempio per le parti sporgenti. Le modanature possono essere lisce oppure essere intagliate con decorazioni, prevalentemente motivi vegetali stilizzati o geometrici), le lesene (la lesena è un elemento di un ordine architettonico addossato a parete, quindi verticale, che consiste in un fusto, a pianta rettangolare, appena sporgente dalla parete stessa, con i relativi capitelli e base) sono ancora salve e il vecchio colore ocra della facciata ti porta in quel periodo.
Modanature e piccolo balconcino

Vi è un elemento architettonico di dubbia bellezza, che fu costruito per l'adeguamento alle normative: un corpo scala  in cemento armato dotato di ascensore... ovviamente mai terminato. Purtroppo è stato letteralmente appoggiato all'edificio senza essere stato pensato e "accolto" con lo stato di fatto.
Scale in cemento armato

 La terrazza è grande e bellissima, si riesce ad abbracciare con un solo sguardo l’intera natura che la circonda, il sole è caldo e illumina tutto ciò che il mio sguardo può vedere, mi avvicino al ciglio di essa per poter fare le ultime foto panoramiche e scorgendomi vedo il custode che mi sta cercando… non mi ero resa conto che i dieci minuti che mi aveva concesso per il sopralluogo si sono trasformati in 60 minuti.. un’ora a vedere, scattare foto e innamorarmi di questo edificio enorme quasi completamente ed esclusivamente mio per l’intero pomeriggio, giusto un paio di persone presenti per poter fare anche loro le foto, ma di cui sentivo solo le voci in lontananza.
Veduta 1 della terrazza

Veduta 2 della terrazza


Nascondo la mia reflex nella borsa enorme e tiro fuori il cellulare, gli ultimi scatti veloci ed eccolo qui, il custode... i giochi sono terminati.

Vengo richiamata, devo andarmene, mi riaccompagna all’ingresso… ma sono soddisfatta!

Purtroppo in questo articolo non ci saranno le “Note Tecniche per i più appassionati” perché nono sono riuscita a recuperare nessun documento di una certa rilevanza architettonica, ma solo “Piccole notiziole”...

Piccole notiziole:

Nei primi anni del ‘900 i Padri Giuseppini gestivano, in questa zona, la Colonia Agricola Romana della Bufalotta, su terreni da poco bonificati di proprietà del Pio Istituto della Santissima Annunziata di Roma. Si trattava di una grande scuola professionale agricola, destinata agli orfani di guerra e ai bambini abbandonati della provincia. Qui potevano imparare una professione e poi esercitarla nell’Azienda Famiglia, una sorta di cooperativa ante litteram.

All’interno della tenuta, nel 1933, venne costruito un orfanotrofio femminile, il cui fondatore è il Senatore Carlo Scotti (1863-1940) e sembra proprio che sia questo il nostro edificio abbandonato. Tutt’oggi la breve strada che porta all’edificio è intitolata alla santa Bartolomea Capitano che si era distinta per le opere assistenziali alle giovani. L’edificio è utilizzato anche come set cinematografico. Nell’episodio “Come una regina” de “I nuovi nostri” (regia di Risi, Monicelli e Scola), Alberto Sordi lascia l’anziana madre in un ospizio che sembra essere proprio quello della Marcigliana. L’ambientazione riappare in una scena de “La banda del gobbo” di Umberto Lenzi, confermando che la struttura resta operativa almeno fino al 1977. Con il Giubileo del 2000 si fa largo l’idea di ristrutturare lo stabile e farne un ostello per la gioventù. Un nulla di fatto di cui resta solo lo scheletro di cemento armato delle scale antincendio, inutile scempio che non riesce a deturparne il fascino.

“Struttura nata alla periferia di Roma Nord, zona Bufalotta, negli anni ’30/’40 prima come collegio femminile, gestito da suore, poi dopo la seconda guerra mondiale divenne un centro di ricerche di igiene mentale, in seguito un orfanotrofio per finire come casa di riposo. Attorno a questa sinistra struttura, ricco di murales, muri abbattuti e scale fatiscenti circolano molte leggende … Oggi è un posto abbandonato, scenario di sette e riti satanici, nonché set fotografico per molti fotografici e amanti della fotografia.”

Attualmente la proprietà è di "Istituti riuniti di assistenza sanitaria e a protezione sociale di Roma", accatastato come B1 collegi e B7 cappelle con superficie 2.44.90 HA.


Planimetria dell'intera tenuta

Planimetria dell'edificio

Si denota dalla planimetria, risale al 1931, che il corpo centrale non esisteva e vi era un'unica corte.

Video "I nuovi mostri - Come una regina"
da qui si può vedere l'ex Orfanotrofio nel suo splendore

Veduta con drone... ottimo per capire come è la struttura

Ringrazio la mia amica/collega Arch. Federica Del Bufalo (sempre mia grande salvatrice) che mi ha aiutato nella ricerca della planimetria


Testi per “Piccole notiziole” presi da: http://www.lostitaly.it; http://co-roma.it; http://www.italiaterapia.com;

Immagini:  @ Istituti riuniti di assistenza sanitaria e a protezione sociale di Roma

Foto: Scattate da me, @Google

Commenti

  1. Ci sono stata è un posto bellissimo oltre al panorama splendidonelle belle giornate di sole. Complimenti ti ascolto anche in radio sei fantastica. Saluti da Roberta

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    1. Ciao Roberta, benvenuta anche qui, sono contentissima di sapere che mi segui su entrambi i fronti... che gioia!!
      Cosa ti è piaciuto di più dell'ex manicomio?
      Un saluto grande

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  2. Ciao sono Nadia amica di Roberta e anche io ti ascolto su radio palcoscenico. Oggi siamo stati qui dopo aver letto il tuo articolo.
    Molto bello e devo dire che si avverte qualcosa di misterioso e ci siamo fatti guidare proprio dal tuo articolo. Sei fortissima ti seguirò spesso. Ciao

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    1. Ciao Nadia, anche tu qui... che bello!!!
      Sono stra-contenta che siete andate a visitare questa struttura seguendo il mio articolo... una domanda anche a te: cosa ti ha colpito di più?
      Un saluto grande

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  3. Buongiorno, ho trovato bellissimo il racconto della vostra esplorazione e sarei davvero molto interessata ad andare a dare un'occhiata; posso chiederle cortesemente il contatto del custode?
    ( se qui non è opportuno, le lascio la mia mail: federicaangelini@yahoo.it). Grazie infinite.

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Grazie per il vostro commento e a presto... Architetto On The Road

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