Treviri e la Basilica di Costantino

Zainetto in spalla, macchina fotografica, matita per gli schizzi, taccuino per gli appunti, cartina della città, la mia guida turistica preferita, navigatore satellitare, i miei appunti presi il giorno prima sulla città di Trier (Treviri), acqua e un panino (mai rimanere senza cibo.. è sacro per un italiano!!).

Prendo l’automobile e guido per l’autostrada (in Germania non ci sono limiti di velocità sulle autostrade, quindi lascio la vostra immaginazione camminare..) che mi porta verso questa città che dista soli pochi Km dal Granducato di Lussemburgo e la Francia (da brava romana ancora mi devo abituare ad avere tutti questi Stati a portata di mano… addirittura ci sono indicazioni che ti portano a Basilea… altra meta!!!)

Arrivo direttamente alla porta centrale dell’antica città romana “Porta Nigra”, nome che deriva dal colore che la pietra ha assunto nel tempo… (una ripulitina …)

Entro e assaporo subito l’aria frizzantina e vivace della città, energia percepita dai suoi paesi confinanti. Si percepisce subito l’impronta romana dall’aspetto urbanistico… ma questo ve lo racconterò un’altra volta.

Fa freddo, il tempo non sembra volermi assistere durante la mattinata, ma nel pomeriggio esce un fioco ma dolce raggio di sole che mi riscalda la pelle, è fantastico!!

Il sole mi ricarica e continuo la visita sempre più inebriata dalla città, ci sono tantissimi monumenti da visitare e avidamente lo faccio: Porta Nigra, il Dom (cattedrale), Liebfrauenbasilika (Basilica di Nostra Signora), le Terme… entusiasta e ancora incosciente che da li a poco avrei visto la Basilica di Costantino (Aula Palatina)… e come direbbe la mia amica spagnola Aida una  “pasada!!”




Facciata esterna

 Grande, austera, semplice.. Imperiale!

Entro incuriosita da questa struttura monumentale e rimango inebriata, esterrefatta.
Il mio corpo percepisce la grandiosità dell’Aula Palatina, la potenza del Sacro Romano Impero è descritta in quest’architettura unica nel suo genere.




Sala interna

La sala rettangolare è’ senza pilastri, è la struttura più grande dell’epoca ancora in piedi senza un sostegno centrale. L’uso di un unico materiale, il mattone e, la dimensione fa percepire l’ostentazione del potere imperiale e non lo distoglie da questo pensiero. Però mi domando “come mai questa scelta di un unico materiale? Non mi sembra una scelta tipica “romana”.  Infatti da alcuni scavi recenti sono stati trovati dei piccoli frammenti di marmi policromi (più colori) usati come rivestimenti e il pavimento era ricoperto di mosaici. Posso solo immaginare la maestosità.


Decine e decine di lampadari di acciaio con un design minimalista si calano dal soffitto quasi impercettibilmente, illuminano grandiosamente la sala, assomigliano a tante candele che volano quasi per magia.. scelta perfetta!!

Mi sento piccola di fronte a tanta grandezza, ma anche parte integrante di questa cultura, forse perché sono italiana, forse perché sono romana e forse questa mia “romanità” mi rende un po’ presuntuosa di credere di essere una piccola parte di tutto questo!

Nota tecnica per i più appassionati:

L'Aula Palatina, detta Basilica, si innalza proprio nel cuore delle costruzioni imperiali del IV sec. d. C. tra la cattedrale e le Terme Imperiali. La Basilica serví dall´inizio del IV secolo da salone reale, fu cioè un aula del palazzo usata a scopo rappresentativo.

Purtroppo non è dato di sapere la data precisa in cui l´aula venne fatta costruire, i seguenti indizi lasciano supporre una costruzione al tempo dell´imperatore Gaius Flavius Valerius Constantinus (Costantino detto il Grande 306 – 337):

             Il mattone utilizzato per la costruzione, il quale porta il marchio di una fabbrica di laterizi che rifornì anche il cantiere Kastel Deutz databile con certezza al 310 d. C.

             Una moneta di bronzo del 305 d.C. nascosta all´interno del muro dell´atrio della Palastaula, che venne scoperta durante gli scavi.

             Il panegirico (elogio) di Eumenius von Autun rivolto all´imperatore Costantino e tenutosi nel 310 d.C.

L´edificio ricevette il nome di Basilica dallo studioso del posto Johannes Steiner nel XIX secolo in riferimento al tramandato panegirico di Eumenius von Autun, letto ad alta voce alla presenza dell´imperatore Costantino. Nell´entusiasmo per il fiorire della residenza dell´imperatore a Treviri l´oratore vede (e descrive) "la Basilica con il Forum, un cantiere reale" ("video basilicas et forum, opera regia" v. Panegyr. VI 22 ed. Baehrens). Poiché però anche le chiese evangeliche vennero denominate "Basiliche", tale costruzione venne in seguito chiamata Palastaula (aula palatina, palatium), nome che caratterizzava gli edifici profani romani.


Pianta della Basilica


Ancora ai nostri giorni questo edificio ha 67 m di lunghezza, 27,50 m di larghezza e 30 m di altezza. L'interno è costituito da una vasta sala rettangolare con un'abside (struttura architettonica  a pianta semicircolare sulla quale si imposta una volta a calotta semisferica) di 13 m di profondità, che occupa quasi tutto il lato Nord. La mancanza di navate ne fa un unicum. All'esterno le masse murarie sono alleggerite da un duplice ordine di finestre inquadrate da slanciate arcate. La costruzione antica, in mattoni, si è conservata fino al tetto (moderno). Un disegno del 1610, dell'erudito Wiltheim, mostra alcuni merli al disopra della parte ancora esistente. Scavi recenti hanno dimostrato che la facciata Sud era preceduta da una lunga costruzione trasversale rettangolare, con un' abside ad O della stessa lunghezza della basilica. La parte centrale fungeva da vestibolo. Ad Ovest si innalzava un portico, in direzione Nord-Sud, sotto cui si è ritrovato un criptoportico (Nell'architettura dell'antica Roma, era un corridoio o una via di passaggio coperta). È stato scoperto il sistema di riscaldamento con un ipocausto (il sistema consisteva nel far circolare sotto il pavimento e nelle pareti aria calda proveniente dal forno – praefurnium propnigeum- la domanda sorge spontanea..ci siamo inventati qualcosa?)  nel sottosuolo e 5 praefurnia (stufe o forni) all'esterno dei muri, cui corrispondevano altrettanti condotti che distribuivano l'aria calda.


Raffigurazione dell'utilizzo dei forni

Il riscaldamento collocato là sotto (= mediante l´aria calda riscaldava il muro in ceramica) riscaldava l´enorme sala:

             cinque stufe per il riscaldamento (praefurnia) distribuite sul lato esterno della Palastaula convogliavano l´aria calda mediante canali di riscaldamento rivestiti di pietra pomice attraverso il muro nelle fondamenta della Palastaula nelle stanze sotto il pavimento di marmo.

             Queste camere calde sotterranee erano cavità riempite da migliaia di piccole colonne dell´altezza di 1,3 m costituite di piastre di mattoni quadrate che sorreggevano il pavimento di marmo dell´antico atrio. Così suddiviso in tre stanze sotterranee, nella sezione a nord e in quella a sud, così come nellabside, il riscaldamento della Palastaula era facilmente regolabile. L´aria calda saliva verso l´alto da tali stanze al lato interno del muro romano attraverso delle cavità (tubuli) collocate dietro il rivestimento di marmo del muro fino a dei tubi di raccordo che scorrevano in senso orizzontale.

             Dal collegamento trasversale sul lato interno i gas di combustione uscivano all´esterno mediante canali per la ritenuta dell´aria. Questi camini perforano ognuna delle colonne del muro di lunghezza all´altezza dei davanzali delle finestre della fila più vicina a terra e convogliano le emissioni gassose al disopra della galleria verso l´esterno.



Schema: funzione del "pavimento a riscaldamento"




Schema del funzionamento dei forni nell'Aula Palatina (si evidenziano piccoli "fori" in diverse parti sulla parete)
I muri erano rivestiti di marmi policromi di cui si sono trovati frammenti, statue ornavano le nicchie dell'abside, il pavimento era ricoperto di mosaici. Il muro di cinta è costituito interamente di mattoni e malta e considerando anche la sporgenza dei pilastri esterni esso ha uno spessore di 2,7 m alla base e di 3,4 m all´estremo opposto su un´altezza di 30 m. Il muro poggia su fondamenta di calcestruzzo di 4 metri di ampiezza e 4-6 di profondità.

I romani impiegarono sempre più spesso il calcestruzzo (opus caementitium) per la costruzione, un miscuglio di calce fatta cuocere, acqua e sabbia (mortar = malta) e sassi grezzi. Il motivo risiede nelle sue proprietà di resistenza e insieme anche di malleabilità. L´utilizzo di questa malta per consentire il consolidamento del laterizio risale al primo paleolitico e con l´aggiunta della roccia vulcanica venne migliorato con i Fenici cosicché il calcestruzzo possa indurire anche sott´acqua. Introdotto nell´impero romano mediante i greci, questo materiale da costruzione così flessibile e facilmente applicabile costituì le fondamenta dell´architettura imperiale romana, sia per quanto concerne gli acquedotti (v. il Pont du Gard, a sud della Francia), che per le terme (v. le Terme Imperiali a Treviri), i templi (v. Pantheon a Roma), le fognature e le strutture portuali.

Dietro l´arco di trionfo, ad un´altezza di 28 m l´osservatore vede l´abside. Le finestre mediane e le nicchie dell´abside sono più piccole di quelle su entrambi i lati dell´abside e rafforzano così volutamente l´effetto prospettico della lunghezza dell´atrio del palazzo. L´individuo che si vedeva pertanto minuscolo nell´enorme stanza doveva rimanere impressionato dalla potenza del signore imperatore, il quale, con il suo cortile nell´abside dagli splendidi colori, sedendo su una tribuna, consentiva una sua udienza all´antico visitatore.

 L'edificio fu voluto come basilica giudiziaria nel 310 da Costantino, che lo fece innalzare sulle fondamenta di una precedente costruzione (consistente in un palazzo con numerosi appartamenti, e una sala rettangolare con abside il cui asse principale e orientamento generale furono mantenuti al tempo della costruzione dell'Aula).

Attualmente la Basilica è una Chiesa protestante.

Testi per “Nota tecnica per i più appassionati” presi da: Treccani; www.trevis.com: Ministerium für Untericht und Kultur (Hrsg.): "Die Basilika in Trier" ("La Basilica a Treviri"), 1956, 73 pagine; Zahn, Eberhard: "Die Basilika in Trier", Trier 1991, 87 pagine.

Immagini: www.trevis.com e wikipedia

Foto: Scattate da me

Commenti

  1. Ci sono stata anche io, è un posto incantevole. Bellissimo articolo

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  2. Quanta romanità c'è a Treviri... E tu lo racconti proprio bene.
    Blog molto bello.
    P.S. Vivo a Berlino da tre anni ma sono di ROMA anche io. Quanto mi manca.
    Claudio.

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    1. Ciao Claudio, ti capisco benissimo... ROMA è nel cuore di ogni romano e andare a Treviri mi ha fatto sentire a casa... vale la pena visitare una città così bella.

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  3. Mi è sempre piaciuta l'architettura e dopo aver letto il tuo blog sono ancora più convinta. Mi segnerò alla facoltà di architettura. Grazie, grazie e grazie.
    Giulia.

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    1. Ciao Giulia.... Oh che guaio che ho fatto!!!!
      Scherzo ovviamente... ;)
      Mi auguro che seguirai sempre con costanza e passione questo percorso tanto faticoso e a volte assurdo, ma vale la pena... ti consiglio solo di studiare bene l'inglese e poter fuggire dal nostro Paese, che purtroppo non sa apprezzare ...
      In bocca al lupo!!!

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  4. Ciao sono di Roma anche io e vivo in Germania grazie a questo post sto rivivendo la grandezza della mia città.
    Mario

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    1. Ciao Mario, anche io arrivata a Treviri mi sono sentita a casa...

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  5. C'è un posto del genere in Germania? Grazie per avercelo fatto conoscere. Ti stimiamo sorella diventiamo tuoi fans a presto.
    Allegra Brigata80

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    1. Ciao Allegra Brigata80, fiera di aver "attirato" la vostra attenzione, continuerò nel mio percorso...
      Vi stimo fratelli!!

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Grazie per il vostro commento e a presto... Architetto On The Road

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