martedì 11 aprile 2017

Ex Mattatoio di Testaccio - Roma


Ho voglia di uscire, prendo il cellulare, chiamo la mia amica Valeria e le dico:
Io: “Vale, sto andando al MACRO ( Museo d'Arte Contemporanea di Roma ) a vedere una mostra, vuoi venire?”
V.: “Si, tra quanto andiamo?”
Io: “Passo tra 15 minuti o vado da sola!”
V.: “Adesso? Ma sei pazza!? Devo preparami, sono impresentabile…”
Io: “Dai, sto passando” ;-)
V: “Ok, ma sappi che ti odio. Pazza!”
Le dò 20 minuti e passo sotto casa sua e via verso il MACRO.

Parte del complesso

In realtà sono più interessata alla struttura in se che alla mostra, ma questo Valeria lo sa già… inizio a fotografare il complesso, ogni padiglione, i particolari costruttivi, trovo la bellezza in ogni singolo bullone, gli attacchi a terra le “rotaie volanti” (binari metallici aerei di servizio per lo smistamento degli animali, tali binari erano posizionati ad un’altezza superiore di due/tre metri) con i ganci che sostenevano le carni degli animali, ancora visibili, foto su foto sembro una drogata…

Binari metallici interni

L’ex mattatoio era un complesso di padiglioni dove ognuno doveva avere la sua funzione (macellazione e distribuzione delle carni) e dove gli animali erano separati per categorie, alle pendici del Monte dei Cocci (Il monte Testaccio, in latino Mons Testaceus, popolarmente noto come monte dei Cocci, è una collina artificiale a Roma di circa 36 m di altezza, vera e propria discarica specializzata di epoca romana. È infatti costituita da strati ordinatamente disposti di cocci provenienti da più di 53 milioni di anfore per la maggior parte olearie. I contenitori di terracotta, scaricati dal vicino porto fluviale sul Tevere, una volta svuotati dal contenuto, venduto sul mercato capitolino, venivano lì gettati.).
Entro, forse per la milionesima volta, ma la prima dal mio ritorno dalla Germania, adoro questo posto, adoro gli spazi riutilizzati e non abbandonati (ancora non consapevole di ciò che avrei visto), mi piace l’idea di come possiamo riutilizzare e cambiare la destinazione d’uso di una struttura, lo trovo molto affascinante.

La mostra del MACRO (Museo d'Arte Contemporanea di Roma) si svolge in tre padiglioni diversi, ognuno ospita un’artista e ogni padiglione è apparentemente uguale all’altro, ma variano in realtà per piccoli dettagli e per esigenze di una volta… i ganci erano più o meno piccoli o bassi in base al tipo di animale che veniva appeso (suini o bovini) e le grate a terra per far defluire il sangue degli animali morti…
Interno di un padiglione

Scene horror passano davanti ai miei occhi, sento l’odore della carne e del sangue, il freddo di quegli ambienti (necessario per far mantenere fresche le carni), uomini con camici bianchi sporchi di sangue, ormai abituati a quel lavoro,  che urlano per farsi sentire dagli altri colleghi e rivedo il film “Nestore” con Alberto Sordi (anche se il mattatoio in questione non è lo stesso)… ma vado avanti e voglio vedere il bello di questo complesso, considerato uno dei “pezzi di archeologia industriale” romana.
L’intera struttura fu progettata dall’architetto Gioacchino Ersoch nel 1888 con la partecipazione dell’ingegnere Filippo Laccetti.
L’architetto progettò ogni padiglione con la stessa tipologia: un volume rettangolare costruito con muri rifiniti in mattoni, il tetto a doppia falda con distanze regolari e all’interno la struttura in ferro, travi, pilastri, “rotaie volanti”, ganci e tutto collegato tra loro tanto da dare vita ad un meccanismo unico per la macchina di macellazione.
Facciata esterna

Ogni padiglione è la fusione di più stili, esternamente tipico del passaggio dalla classicità alla modernità dell’ottocento di Roma, dove l’intera parete era in mattoni, bugnato per gli angoli e il travertino per la base (forse per lo stesso motivo per cui veniva fatto il basamento in pietra per le Fachwerkhaus!?.... http://architettontheroad.blogspot.it/2015/09/case-fiabesche-fachwerkhaus-casa.html), gli archi e il tetto a falda rendono la struttura molto elegante,


Bugnato agli angoli, travertino alla base, mattoncini per le pareti

ma appena si entra lo stile cambia immediatamente, significa varcare in un mondo diverso dall’esterno, un mondo realistico e crudele, freddo e quasi brutale rispecchiato in questo caso dallo stile industriale (Negli anni 50 nasce a New York il concetto di loft e con esso anche il nuovo stile per l'arredo e le decorazioni, lo stile industrial, per l'appunto. Rivendica la bellezza di qualcosa che nell'immaginario collettivo non ha nulla a che vedere con il bello oggettivo: le fabbriche. Lo stile industrial ha fatto dei materiali grezzi e dell' incompleto il suo cavallo di battaglia, dando all'osservatore un modo nuovo di apprezzare il mondo industriale).


Stile industriale

Due mondi in unico edificio ripetuto nei diversi padiglioni, collegati tra loro da travi reticolari dove trasportavano probabilmente gli animali appena uccisi (anche esternamente ci sono grate a terra per far defluire il sangue…), unico elemento industriale esterno che poteva far capire il mondo interno dei padiglioni anche se credo vivamente che ben poco lasciava spazio all’immaginazione.


Binari metallici esterni

L’intero complesso costituito da diversi padiglioni sono disposti da una razionale geometria, dove ognuno aveva la sua funzionalità e dovevano rispondere a delle severe leggi sanitarie di quel periodo storico, fondamentali principi per l’architetto. Ambienti per le stalle, macellazioni, lavorazione del sangue e delle pelli degli animali, frigoriferi etc etc..

Planimetria del complesso

Ora l’ambiente è totalmente diverso, l’ex mattatoio è stato ristrutturato con diverse funzionalità: una parte è destinata alla Facoltà di Architettura dell’Università Roma Tre (dove ho seguito dei corsi per poter sostenere l’esame di stato per ottenere l’abilitazione… tanti anni fa… sale la nostalgia) dove è stato eseguito un ottimo e affascinante lavoro di ristrutturazione e rifunzionalizzazione degli ambienti; il padiglione destinato al MACRO ristrutturato riesce a sfruttare la modularità attraverso la sua struttura metallica interna per adeguarsi a diverse esposizioni e alle sue spalle un grande spazio aperto (ove probabilmente gli animali ancora vivi erano di passaggio e smistamento) dove possono usufruirne gli abitanti del quartiere e organizzare eventi per tutto l’anno o anche semplici mercati di prodotti agricoli e poi c’è un ristorante, un bar, un piccolo supermercato biologico e una piccola libreria/biblioteca dedicata ai bambini.


Piazza

Dalla parte opposta della “piazza” è destinata l’Accademia delle Belle Arti (non sono riuscita ad entrarvi)


Accademia delle Belle Arti @artribune

e verso il Lungotevere Testaccio vi è situato il centro sociale “Villaggio Globale” e vi sono dei segni ben visibili.


Alcuni padiglioni sono ancora da ristrutturare, altri sono in fase di ristrutturazione ma anch’essi sono abbandonati chissà per quale motivo… come in molti posti del resto di Roma.

Zona abbandonata

Passeggio nella grande piazza che separa Via B. Franklin dal Lungotevere di Testaccio, la piazza è all’inizio del suo abbandono, nessuno se ne prende cura e piano piano mentre mi avvicino all’entrata su Via B. Franklin noto che alcuni edifici del complesso sono “occupati” da “Clochard” e una piccola zona è delimitata con dei teli verdi dello stesso colore dell’albero che li copre e penso inizialmente che sia una sorta di magazzino esterno dei locali del complesso, ma mi accorgo che è una piccola comunità rom… rimango sconcertata…

Insediamento rom

come è possibile un evento del genere in un complesso tanto importante della Capitale? chi ha permesso tutto questo? Come si è arrivato a tale degrado?
Così con tutta la delusione di tale scoperta e con un po’ di timore faccio delle foto e me ne vado…
Vado via, un po’ confusa, stordita dalla felicità di aver visto l’ex mattatoio, ma delusa per come è stato abbandonato il complesso…

Il mio cuore è spezzato!!



Nota tecnica per i più appassionati:

Nel 1888 l'architetto Gioacchino Ersoch, che già aveva lavorato alla ristrutturazione della precedente area di mattazione fatta costruire alle spalle di piazza del Popolo da papa Leone XII, fu incaricato di progettare, a causa dei cambiamenti nell'assetto urbanistico della città e le nuove norme igieniche riguardanti gli edifici di mattazione, un più grande complesso che rispondesse alle nuove esigenze. Fu scelta una zona che, con l'approvazione di uno specifico progetto nel 1872, era già stata destinata all'edificazione di nuove residenze operaie nell'ambito dell'insediamento commerciale ed industriale più importante nella Roma di allora. Al progetto partecipò l'ingegnere Filippo Laccetti che ideò tra l'altro un interessante sistema di eliminazione degli scarti alimentari nel vicino Tevere.
Il complesso è situato nel rione Testaccio e copre un'area di 25.000 m² compresa fra via Benjamin Franklin, dov'è collocato tuttora l'ingresso principale, il lungotevere Testaccio, dov'è collocato un padiglione adibito inizialmente a dazio per il controllo ed il peso del bestiame, via Aldo Manuzio e dal lato opposto dal viale del Campo Boario dove veniva mercanteggiata la carne.

Pianta @arketipomagazine


 L'interno del complesso dell'ex mattatoio
La tipologia del padiglione come volume rettangolare, con muri rifiniti in mattoni, tetto a doppia falda ed aperture arcuate ripetute a distanza regolare, si ripete per tutti gli ambienti del macello che vedevano al loro interno il frequente uso di elementi architettonici in ferro. La collocazione delle originarie funzioni nei diversi padiglioni, disposti nella vasta area con un disegno geometrico e razionale, rispondeva a chiari principi di funzionalità e di igiene che Ersoch assunse sin dall'inizio come linee guida del progetto. Il viale principale, sull'asse Franklin/Lungotevere, delimitava sui due lati gli ambienti adibiti alla macellazione affiancati dalle stalle, dai bagni e dagli stabilimenti per la lavorazione del sangue; nei padiglioni dietro la facciata principale erano state poste le funzioni che richiedevano l'ausilio di personale esterno mentre perifericamente, sul lato dell'attuale via Manuzio, erano collocate le funzioni più scomode come il macello della carne suina e delle carni tenere.

Il mattatoio è stato dismesso nel 1975, quando Roma aveva ormai raggiunto i tre milioni di abitanti, per essere sostituito da una nuova struttura nei pressi di Viale Palmiro Togliatti, al civico 1206. Da allora il complesso, considerato uno dei pezzi fondamentali dell'archeologia industriale romana, ha subito diverse ristrutturazioni nelle sue diverse parti, ha ospitato manifestazioni temporanee e nuove funzioni stabilitesi permanentemente all'interno dei vecchi padiglioni.
Gli edifici ospitano alcuni uffici dei vigili urbani; nel 2000, otto anni dopo la nascita della terza università, il padiglione 7 lungo via Aldo Manuzio e quelli lungo via Franklin vengono ristrutturati e adibiti ad aule per la Facoltà di Architettura; nel 2002 un'area complessiva di 105.000 m² comprendente due padiglioni sono stati destinati alla seconda sede del MACRO denominata prima Macro Future poi Macro Testaccio. Il 29 settembre 2007, sul lato di via del Campo Boario, è stata inaugurata una sede permanente di 3500 m² per la Città dell'altra economia. Il 18 febbraio 2010 dopo tre anni di restauri ed al termine di un cantiere aperto nel novembre del 2006 è stata inaugurata La Pelanda, un ulteriore spazio espositivo che comprende 5 fabbricati organizzati intorno ad una grande galleria che coprono rispettivamente un'area di circa 5000 m² e 1400 m² in uno spazio centrale nell'area del progetto originario dedicata ai serbatoi dell'acqua e alla pelanda dei suini. Il 12 marzo 2010 la facoltà di Architettura dell'università Roma Tre ha inaugurato ed aperto a studenti e docenti il padiglione 15A, sul lato del Lungotevere. Nel 2013 è terminata la trasformazione dei padiglioni 2B., 4 e 8 che ha permesso il già previsto trasferimento completo della didattica, degli uffici e dei laboratori del Dipartimento di Architettura (che dall'anno accademico 2013/2014 ha sostituito la Facoltà in base alla Legge n.240/2010, alias "Riforma Gelmini") dalla storica sede dell'Argiletum dove sono rimasti i corsi post lauream, gli uffici dei docenti e gli uffici di area ricerca.

Nel complesso si è inoltre insediato il centro sociale Villaggio Globale. L'ex Mattatoio ha inoltre visto nascere Muccassassina, la serata di autofinanziamento del Circolo di cultura omosessuale Mario Mieli di Roma, a cui peraltro deve l'ironico nome, ed ha ospitato, a partire dal 2002 le prime tre edizioni del Gay Village, evento organizzato nell'ambito dell'Estate romana.

Informazioni tecniche sui padiglioni A & B - MACRO
Lunghezza 62.56 m
 Larghezza 16.55 m
 Altezza centro tetto 13 m
 Altezza lati 9 m
Area di ciascun padiglione 1,036 mq.


Università degli Studi di Roma Tre


Interno dell'Università Roma Tre @arketipomegazine


Il progetto definitivo riguarda il progetto di restauro e recupero di alcuni degli edifici storici dell’ex-Mattatoio di Roma, cioè i padiglioni 15A, 15B e 15C.

Parte importante della riconversione è svolta dall’Università di Roma III, quale “cliente” per la formazione di un nucleo didattico per la Facoltà d’Architettura, esteso a più padiglioni, in cui identificare luoghi per la didattica, lo studio individuale e comune, le occasioni di riunione. Fra i padiglioni riconvertiti, l’ultimo in ordine di realizzazione (il padiglione 2b) si volge ad una funzione didattica in senso ampio, con una serie di “aule”, modulabili in dimensioni differenti, che possono soddisfare distinte condizioni, per lezioni, seminari, studio individuale o collegiale. L’ambiente interno di grandi dimensioni viene considerato quindi come una potenzialità, il progetto individua nella modulazione dello spazio una strada percorribile ed utile. La struttura di tipo industriale viene accolta in quanto si tratta di una qualità da conservare, con la presenza dell’orditura a vista a colonne e travi in ghisa, i binari metallici aerei di servizio per lo smistamento le due orditure combinate costituiscono un tratto unificante e rilevante nello spazio interno, insieme al lucernario che scorre al colmo della copertura -, la struttura con tetto a due falde e capriate a vista. L’intervento innovativo prevede l’inserimento di 6 pareti scorrevoli e ricomponibili a blocco che possono suddividere lo spazio interno in differenti combinazioni, dalla grande aula unica fino a 7 ambienti di dimensioni raccolte. Le pareti scorrevoli si suddividono in pannellature opache richiudibili; in posizione raccolta, da un lato sii situa il pacchetto e sul lato opposto una parte fissa vetrata; in posizione distesa, le pareti mobili lasciano così intravedere la dimensione longitudinale del padiglione lungo il muro, su cui si assesta una linea di tavoli per lo studio, e consentono di percepire la continuità modulare nel sistema spaziale del padiglione. Sul prospetto ovest si aprono gli accessi: ogni possibile partizione degli ambienti interni possiede un ingresso diretto; un portale pressoché centrale introduce all’unico ambiente con accesso anche dal fronte est; i servizi igienici si collocano all’estremità sud del padiglione. La coniugazione di principi filologici per il restauro e di intervento per la riconversione si dispone in un progetto articolato, in cui le facciate con il loro tessuto materico e decorativo vengono valorizzate attraverso la cura filologica per laterizi e tufo, mentre agli interni corrisponde un procedimento di “aggiunta” tecnologica e funzionale per ottenere la flessibilità modulare nella partizione degli spazi in relazione a condizioni d’uso in evoluzione; la copertura è sottoposta ad un integrale rifacimento, conservando le capriate abbinate esistenti, ulteriore elemento di valorizzazione storica.


Pianta @Insula


Gli immobili sono tra quelli concessi dal Comune di Roma all'Università degli Studi di Roma 3 nel quadro del Quarto Accordo di Programma sulle aree destinate all'Ateneo. L'Accordo di  Programma, insieme al Piano di Utilizzazione dell'ex - Mattatoio redatto dall'Amministrazione Comunale definisce le regole e le modalità dell'intervento.
Il progetto strutturale consta di una verifica di vulnerabilità sismica in accordo alla nuova norma 14/01/2008 "Nuove norme tecniche per le costruzioni" e alla direttiva del Presidente del Consiglio dei Ministri 12 Ottobre 2007 "Direttiva del Presidente del Consiglio dei Ministri per la valutazione e la riduzione del rischio sismico del patrimonio culturale con riferimento alle norme tecniche per le costruzioni”, per la parte esistente che viene riutilizzata e di un dimensionamento e verifica della parte nuova.
Più precisamente la parte nuova riguarda l'aggiunta di un piano intermedio, interamente in acciaio e soletta in lamiera grecata, assolutamente indipendente dalla struttura anche in fondazione.

CREDITS

Luogo: Roma;  - Committente: Università degli studi “Roma Tre” ; - Anno di Realizzazione: 2013; - Superficie Costruita: 900 m2; - Costo: 2.000.000 Euro; - Architetti: Insula architettura e ingegneria - Eugenio Cipollone, Paolo Orsini, Roberto Lorenzotti;  - Design Team: Nicoletta Marzetti, Renzo Candidi, Lusilla Voci, Fabrizio Bonatti; - Impresa di Costruzione: Italiana Costruzioni;



Testi per “Nota tecnica per i più appassionati” presi da: Homify; www.museomacro.org; https://alessandromarasca.jimdo.com; Francesco Pagliari “ The Plan”.

Immagini:  @motolab, @theplan, @artribune, @arketipomagazine

Foto: Scattate da me, @ Stefano Cerio

mercoledì 15 marzo 2017

Ex Manicomio della Marcigliana - Roma


Qualche tempo fa ho eseguito dei lavori di ristrutturazione in collaborazione con il Direttore Artistico Gennaro Avvisato (un talentoso scenografo) per l’apertura di un locale con il nome del celeberrimo scrittore “Bukowski. In seguito è stata fatta una miniserie in onore di questo locale a cui anche io ho partecipato come personaggio di contorno.
Mentre la truccatrice Claudia Cirillo, giovane donna di grande talento e simpatia, mi preparava al trucco stavamo parlando del più e del meno e in particolar modo del mio blog “Architetto On The Road” (abbreviazione in AOTR), inizia a parlarmi di un edificio abbandonato degli anni ’30 nella riserva naturale della Marcigliana, certa che mi sarebbe piaciuto me lo descrive come un edificio di altri tempi, molto bello e al contempo suggestivo, dove si narrano avvistamenti di fantasmi, che fu un manicomio e un orfanotrofio, dove hanno girato film con Alberto Sordi e altri… insomma la curiosità di questi luoghi “misteriosi” è tanta e mi organizzo per una domenica mattina.

Destinazione Bufalotta!

E’ lontano, la giornata è meravigliosa e calda… l’inverno ci sta abbandonando e la voglia di uscire e visitare si fa sempre più intensa.
Prima di partire mi procuro il telefono del custode dell’edificio, telefono e gli racconto che dovrò fare un set fotografico per una pubblicità (balla suggeritami da Claudia), mi assicuro così che non sarò costretta a pagare per fare il sopralluogo. Ogni tanto qualche bugia va raccontata… ma mi sembra assurdo dover pagare una quota di dieci euro per la manutenzione di un edificio che in realtà è mal tenuto e totalmente abbandonato a sé.
Al mio arrivo vengo “accolta” o quasi “placcata” dal custode e da un suo amico, che si sono impossessati di una parte dell’edificio, una piccola villetta in stile razionalista (Il razionalismo italiano è quella corrente architettonica che si è sviluppata in Italia negli anni venti e anni trenta del XX secolo in collegamento con il Movimento Moderno internazionale, seguendo i principi del funzionalismo, proseguendo in vario modo in frange sino agli anni settanta) con note neoclassiche che a loro dire: la villetta era prima destinata a scuola per i bambini dell’orfanotrofio e successivamente come abitazioni delle suore quando la struttura era dedicata a “Centro di ricerche di igiene mentale”, successivamente come “Centro per anziani” e non un Manicomio, ma lasciamogli questa nomea, è sicuramente più suggestiva.


Viale dove era percorso da grandi palme

L’attuale abitazione del custode è collegata da un lungo passaggio pedonale/tunnel in muratura, attualmente un gallinaio, che fa da collegamento con la struttura principale, molto più grande, in piena armonia tra di loro e con la natura che lo circonda… anche se da lontano purtroppo si può intravedere la città che avanza inesorabilmente senza pietà.
Passaggio pedonale

L’amico del custode mi accompagna all’entrata (l’unica entrata accessibile è dal gallinaio), apre una grande porta di legno con attaccata una grande catena e un lucchetto che le fa da chiavistello, entro e mi ritrovo in una stradina bianca circondata da altissimi rovi più alti di me, rimango sola e vado verso l’entrata che una volta doveva essere secondaria della struttura. I primi gradini delle scale che danno accesso al primo piano sono crollati e per collegare il pianerottolo alla parte mancante della scala hanno “adagiato” delle palanche in legno non del tutto stabili.
Le scale, che raccontano la loro antica bellezza, hanno un disegno particolare pur essendo semplice hanno però purtroppo perso il loro splendore. Totalmente spoglie dal travertino che le rendevano eleganti sono ormai quasi totalmente al grezzo, il cemento e i tondini della struttura armata sono entrambi scoperti. Sono senza ringhiere e mi chiedo come potevano essere, le vedo in stile liberty (vedi l’articolo….), ma non si addice allo stile razionalista o fascista dell’epoca.
Scale in travertino.. o almeno di quello che ne rimane

L’ex orfanotrofio aveva l’entrata principale centrale rispetto alla facciata e questo elemento porta ad una simmetria razionalista ancora più marcata tipica del periodo storico se non per un leggero dislivello del terreno che rompe un po’ questa simmetria alla base della struttura (attacco a terra).
Dislivello del terreno (se si percepisce) dalle scene "Come una regina"

L’impianto dall’alto ha una percezione della pianta a C e di O nel suo interno anche se non lo sono entrambi.
Corte

L’edificio di tre piani a gradoni (se non si considera la “soffitta” con la terrazza) è costituito da due forme geometriche principali: il parallelepipedo e due cilindri, nel primo sono destinate le stanze e nel secondo delle sale più importanti dalle quali non sono riuscita a capire la loro destinazione d’uso, posso solo immaginare che potevano essere dedicate alle sale dei medici dove potevano godervi una vista meravigliosa dalle grandi finestre o sale dedicate al relax delle persone anziane o sale giochi per i bambini, insomma dovevano distinguersi dalle altre.


Sala medica (?)

Porzione di facciata principale

Entrando mi accorgo che il “Centro anziani” ha due corti al centrali, queste possono essere godute interamente da ogni lato della struttura che le circonda completamente. Le corti ormai sono state prese dal sopravvento della natura, grandi alberi nascondono parti di una struttura di pilastri e travi in ferro, dove si denota che stavano costruendo qualcosa, ma chissà cosa…
Corte

Corte - struttura in ferro

Ogni lato dell’edificio è dotato di bagni, stanze più o meno grandi in base alle destinazioni d’uso (cui non riesco a venire a conoscenza) e da cui si accedono da lunghi corridoi alla Shining.
Corridoio alla Shining

Percorro l’edificio in tutti i suoi piani, è una struttura molto grande, una struttura al suo interno quasi totalmente demolita, i foratini rotti a terra, pareti demolite per motivi “artistici” dei writers per evidenziare prospetticamente alcuni murales, di cui alcuni sono molto belli altri di dubbia fattezza.
Vedute "prospettiche"

Mentre cammino noto piccoli dettagli costruttivi di quel periodo storico e noto la tamponatura esterna o il controsoffitto con i sostegni in legno... sorprendente!!!


Tamponatura esterna

Controsoffitto

Ogni piano è tendenzialmente uguale, continuo a salire fino all’ultimo piano arrivando alla terrazza dove finalmente gli unici elementi rimasti di un certo valore architettonico risaltano agli occhi, il campanile in totale assenza degli elementi principali: le campane che sono state probabilmente portate via… forse dovevano essere due, l’una affianco all’altra.


Campanile senza campane...

Altri elementi architettonici di un certo valore sono le scale interne, come già accennato precedentemente, i piccoli balconi semicircolari e gli elementi dei prospetti dove le modanature (una modanatura è una fascia sagomata secondo un profilo geometrico, continuo per tutta la sua lunghezza, che si trova nel mobilio o nella decorazione architettonica, con la funzione decorativa di sottolineare la suddivisione in parti dell'oggetto, oppure di mediare il passaggio tra due superfici disposte ad angolo, per esempio per le parti sporgenti. Le modanature possono essere lisce oppure essere intagliate con decorazioni, prevalentemente motivi vegetali stilizzati o geometrici), le lesene (la lesena è un elemento di un ordine architettonico addossato a parete, quindi verticale, che consiste in un fusto, a pianta rettangolare, appena sporgente dalla parete stessa, con i relativi capitelli e base) sono ancora salve e il vecchio colore ocra della facciata ti porta in quel periodo.
Modanature e piccolo balconcino

Vi è un elemento architettonico di dubbia bellezza, che fu costruito per l'adeguamento alle normative: un corpo scala  in cemento armato dotato di ascensore... ovviamente mai terminato. Purtroppo è stato letteralmente appoggiato all'edificio senza essere stato pensato e "accolto" con lo stato di fatto.
Scale in cemento armato

 La terrazza è grande e bellissima, si riesce ad abbracciare con un solo sguardo l’intera natura che la circonda, il sole è caldo e illumina tutto ciò che il mio sguardo può vedere, mi avvicino al ciglio di essa per poter fare le ultime foto panoramiche e scorgendomi vedo il custode che mi sta cercando… non mi ero resa conto che i dieci minuti che mi aveva concesso per il sopralluogo si sono trasformati in 60 minuti.. un’ora a vedere, scattare foto e innamorarmi di questo edificio enorme quasi completamente ed esclusivamente mio per l’intero pomeriggio, giusto un paio di persone presenti per poter fare anche loro le foto, ma di cui sentivo solo le voci in lontananza.
Veduta 1 della terrazza

Veduta 2 della terrazza


Nascondo la mia reflex nella borsa enorme e tiro fuori il cellulare, gli ultimi scatti veloci ed eccolo qui, il custode... i giochi sono terminati.

Vengo richiamata, devo andarmene, mi riaccompagna all’ingresso… ma sono soddisfatta!

Purtroppo in questo articolo non ci saranno le “Note Tecniche per i più appassionati” perché nono sono riuscita a recuperare nessun documento di una certa rilevanza architettonica, ma solo “Piccole notiziole”...

Piccole notiziole:

Nei primi anni del ‘900 i Padri Giuseppini gestivano, in questa zona, la Colonia Agricola Romana della Bufalotta, su terreni da poco bonificati di proprietà del Pio Istituto della Santissima Annunziata di Roma. Si trattava di una grande scuola professionale agricola, destinata agli orfani di guerra e ai bambini abbandonati della provincia. Qui potevano imparare una professione e poi esercitarla nell’Azienda Famiglia, una sorta di cooperativa ante litteram.

All’interno della tenuta, nel 1933, venne costruito un orfanotrofio femminile, il cui fondatore è il Senatore Carlo Scotti (1863-1940) e sembra proprio che sia questo il nostro edificio abbandonato. Tutt’oggi la breve strada che porta all’edificio è intitolata alla santa Bartolomea Capitano che si era distinta per le opere assistenziali alle giovani. L’edificio è utilizzato anche come set cinematografico. Nell’episodio “Come una regina” de “I nuovi nostri” (regia di Risi, Monicelli e Scola), Alberto Sordi lascia l’anziana madre in un ospizio che sembra essere proprio quello della Marcigliana. L’ambientazione riappare in una scena de “La banda del gobbo” di Umberto Lenzi, confermando che la struttura resta operativa almeno fino al 1977. Con il Giubileo del 2000 si fa largo l’idea di ristrutturare lo stabile e farne un ostello per la gioventù. Un nulla di fatto di cui resta solo lo scheletro di cemento armato delle scale antincendio, inutile scempio che non riesce a deturparne il fascino.

“Struttura nata alla periferia di Roma Nord, zona Bufalotta, negli anni ’30/’40 prima come collegio femminile, gestito da suore, poi dopo la seconda guerra mondiale divenne un centro di ricerche di igiene mentale, in seguito un orfanotrofio per finire come casa di riposo. Attorno a questa sinistra struttura, ricco di murales, muri abbattuti e scale fatiscenti circolano molte leggende … Oggi è un posto abbandonato, scenario di sette e riti satanici, nonché set fotografico per molti fotografici e amanti della fotografia.”

Attualmente la proprietà è di "Istituti riuniti di assistenza sanitaria e a protezione sociale di Roma", accatastato come B1 collegi e B7 cappelle con superficie 2.44.90 HA.


Planimetria dell'intera tenuta

Planimetria dell'edificio

Si denota dalla planimetria, risale al 1931, che il corpo centrale non esisteva e vi era un'unica corte.

Video "I nuovi mostri - Come una regina"
da qui si può vedere l'ex Orfanotrofio nel suo splendore

Veduta con drone... ottimo per capire come è la struttura

Ringrazio la mia amica/collega Arch. Federica Del Bufalo (sempre mia grande salvatrice) che mi ha aiutato nella ricerca della planimetria


Testi per “Piccole notiziole” presi da: http://www.lostitaly.it; http://co-roma.it; http://www.italiaterapia.com;

Immagini:  @ Istituti riuniti di assistenza sanitaria e a protezione sociale di Roma

Foto: Scattate da me, @Google

lunedì 16 gennaio 2017

La Befana e la Chiesa del Crocifisso - Piancastagnaio (SI)


Pronti partenza via!!

Si passa la Befana a Tre Case un piccolissimo paesino che adoro in provincia di Siena, una frazione di Piancastagnaio sul Monte Amiata.
Il freddo che ci accoglie è penetrante e a malapena si riesce a camminare.
Il paese è calmo, quasi assopito dal freddo, sembra in letargo… e in un  attimo lo stress di Roma svanisce in un istante.
Saluto le persone care che conosco da sempre tra cui i proprietari del bar Silvano e Rosanna, il fulcro e l’icona di questo paese un po’ isolato, mi salutano con calore e gioia.
Via verso casa dove mi aspetta la mia famiglia con il camino acceso e il calore tipico di una casa in pietra di montagna.
Beviamo e ridiamo attendendo i “Befani” delle Case (abbreviazione fatta dagli abitanti del paesino di Tre Case) nella notte tra il 5 e il 6 gennaio, antica tradizione che accompagna il paese dove “La Compagnia dei Befani” (Befana, marito e figlia da maritare) passano tra le case del paese per portare doni ai più piccoli e gioia ai più grandi. Al loro passaggio gli abitanti aprono le porte delle loro case e accolgono la Compagnia offrendogli cibo e del buon vin brulé per dare calore.
Passano da noi, cantano, ballano, ci salutano e proseguiamo il giro con loro per tutto il paese.

La Compagnia dei Befani

Incontro vecchie amicizie e come se la vita mai ci avesse separato ci abbracciamo come una volta.
La Compagnia dei Befani prosegue e dopo una breve e ripida salita si passa davanti la Chiesa del Crocifisso e al tabernacolo  di San Francesco, ai suoi piedi ci sono dei gradini e guardandolo rivedo me, adolescente, seduta su di essi circondata dai miei amici, giovani e spensierati con l’unico desiderio di passare l’estate tutti insieme, scarrozzare con le moto e raccontarci i nostri segreti… eravamo tantissimi … la malinconia mi assale e li rivorrei tutti li con me anche per un istante, non è tristezza ma è semplicemente nostalgia di quei bei tempi passati.


Tabernacolo di San Francesco

Povero San Francesco quante ne ha sentite e quante ne ha viste!!! (E’ una frase che ci piace ancora dire quando capita di incontrarci..)
E poi là di fronte c’è questa chiesetta immersa nel bosco, La Chiesa del Crocifisso (assunse tale nome "del Crocifisso" per la presenza di una venerata scultura lignea)
Finiamo il giro un po’ euforici dalla gran quantità di vino che le persone hanno offerto ad ogni abitazione…
La mattina seguente sento l’esigenza di andare alla mia Chiesa e “salutarla”… una piccola chiesa in pietra intonacata, senza pretese, un po’ anonima ed estremamente semplice da perdersi con l’abitazione costruita affianco; timida si intravede e si distingue in questa unica costruzione e poco percepibile con la sua funzione.

Chiesa del Crocifisso

Piccoli elementi architettonici fanno parte della chiesa e la percezione della sua grandezza non è dovuta per la sua dimensione (ridotta), ma per la sua estrema semplicità che rispecchia in pieno il suo periodo storico e ciò che rappresentava, la vita semplice dei francescani.
Il rosone sormontato dallo stemma francescano sopra il portale incorniciato e le piccole finestrelle laterali (fondamentali il loro utilizzo perché il clero non era sufficientemente numeroso per garantirne l’apertura, quindi era necessario l’utilizzo di due finestrelle per la sosta dei fedeli e avere la possibilità della preghiera) sono gli unici elementi architettonici che risaltano la semplicità del prospetto frontale della chiesa.


Prospetto principale

Altro ed unico elemento architettonico rilevante è il campanile ad est del transetto (Il transetto, negli edifici di culto cristiani, corrisponde a un corpo architettonico che interseca perpendicolarmente all'altezza del presbiterio la navata centrale o tutte le navate),
esempio di Transetto @Wikipedia

ha una pianta quadrata con doppio ordine monofore (La monòfora è un tipo di finestra sormontata da un arco con una sola apertura, solitamente stretta) presenta cantonali (angoli) in bozza quadrati di pietra trachitica (pietra magmatica, ruvida e scabra) e muratura intonacata. Termina con un muretto sormontato da quattro piramidi agli angoli e con un pilastrino cuspidato al centro sormontato da una croce di metallo.
Entro e il suo splendore riportato alla luce da un recente restauro è immenso.
Il soffitto è formato da una serie di cupole a vela intonacate bianche tanto da sembrare delle piccole nuvole che sormontano le nostre teste e volano basse su di noi.
Ho attraversato le tre navate di questa chiesa un’infinità di volte e sento che appartengo ad essa.

Pianta della Chiesa

E’ piccola e accogliente.                                                             
I lavori hanno portato alla luce gli antichi colori del 1800 ca. che risaltano gli elementi architettonici degli archi che li ricoprono.
Le volte totalmente bianche, i pavimenti originari riportati all’antico splendore riscoprono l’antico sapore della semplicità francescana.
Sembra di ritrovarsi in una chiesa diversa.
La chiesa probabilmente era a pianta greca (La croce greca è una croce formata da quattro bracci di uguale misura che si intersecano ad angolo retto)con un nucleo centrale delimitato dai sostegni in pietra trachitica.


schema di piante @Wikipedia

I capitelli rivolti verso la navata centrale e verso la parete di fondo sono stati eseguiti con tale pietra e rivolti solo nella navata centrale quasi da voler indirizzare i fedeli verso l’altare, verso Dio.
La scelta della pietra trachitica, una pietra locale, grigia e grezza, le cupole bianche, la pavimentazione anch’esso grezzo, i capitelli dorici tutto ti fa percepire e ti avvolge nel mondo spirituale francescano.
Fuori è freddo, la neve ha ricoperto l’intero paesino e rende tutto fuori dalla realtà, tutto ovattato, tutto misticamente silenzioso.
Facciata Est

L’interno della piccola Chiesa del Crocifisso è molto più luminosa rispetto a come me la ricordassi.. è piccola, mistica, fuori dal tempo e mi ritrovo magicamente a cinque anni quando correvo in chiesa ignara del timore di Dio e del rispetto che dovevo portare in un luogo sacro, la vedevo come una cattedrale austera e fredda.
Ancora adesso mi sorprende della percezione dello spazio che si ha quando si è piccoli.
Passo da una navata all’altra e assaporo questo spazio raccolto, facendone parte di me.
Esco e lo sguardo si rivolge al San Francesco per un’ultima volta prima di partire per Roma.
Io sono li… adolescente… con loro .
Ci rivediamo la prossima volta!                         

p.s. Dedico questo articolo ai miei “Amici della Toscana” che nonostante la vita ci abbia separati sono sempre stati parte di me… (Veronica, Arianna, Katia, Chiara e Simona dette le “sorelle Bernabei”, Simona la cugina di Diego, Elisa, Valentina, Claudia, Diego, Paolino, Emiliano, Federico, Daniele, Simone, Ivan e Andrea una persona importante).

MI AUGURO CHE QUESTO POST VI FACCIA VENIR VOGLIA DI VISITARE QUESTO PICCOLO ANGOLO D'ITALIA!!

Nota tecnica per i più appassionati:

La chiesa del Ss. Crocifisso è un edificio di dimensioni contenute (mt 17.00 di lunghezza e mt 16.50 di larghezza massima), orientato secondo l’asse nord-sud, con l’ingresso a nord e l’abside (L'abside è una struttura architettonica a pianta semicircolare o poligonale, parte di un edificio, spesso di una chiesa; l'abside è coperta da una volta, detta conca o catino absidale, che ha generalmente la forma di una semicupola - quarto di sfera) a sud, accostato senza soluzione di continuità ad un edificio residenziale di epoca ottocentesca.
All’esterno gli interventi di ampliamento del volume, di rifacimento e tinteggiatura  degli intonaci, di modifica delle aperture, rendono difficilmente leggibile l’architettura originaria che sembra potersi datare, alla luce dei dati documentari, al nono decennio del XVI secolo.
Il frammento di iscrizione murato sul fianco sinistro reca infatti la data del 1580 e le prime due lettere di un nome individuate come “TE” dal prof. Biondi


Frammento di iscrizione murato sul fianco sinistro (Ovest)

La chiesa sorse in sostituzione di un preesistente edificio sacro – denominato “luogo vecchio” – che si trovava a breve distanza dalla nuova costruzione alle pendici della sovrastante collina e versava cattive condizioni di stabilità.


AAS, Conventi 745, Pianta del Tenimento del luogo vecchio nel catasto 1652

Gli elementi architettonici del prospetto descritti precedentemente sono concentrati nella zona inferiore, lasciando ipotizzare che vi fosse, ad una certa altezza, un’interruzione della facciata con una trabeazione (La trabeazione comprende gli elementi orizzontali del sistema trilitico degli ordini architettonici greco-romani. È costituita da architrave, fregio e cornice e poggia sopra i sostegni verticali: colonne o pilastri. I diversi elementi sono costituiti in genere da blocchi separati, sovrapposti gli uni agli altri; nell'architettura romana spesso fregio e architrave sono intagliati in un unico blocco)


Schema di Trabeazione @ DeArch


oggi scomparsa alla quale, in seconda ipotesi può appartenere il frammento di iscrizione conservato), ed una conclusione a timpano (Il timpano è, nell'architettura templare, la superficie triangolare racchiusa nella cornice del frontone).  

Timpano @Wikipedia

Forse l’impaginato era semplicemente dipinto, visto che non ne resta traccia alcuna.
Le pareti dell’edificio presentano lungo tutto il perimetro – fatta eccezione per i due lati che delimitano, ad est e ovest, la prima parte della navata e le pareti nord dei due tratti del transetto – una cornice in pietra con profilo, che si estende all’attiguo edificio residenziale, chiaramente montata al momento della costruzione di quest’ultimo, con il quale la chiesa costituisce un insieme fondamentale inscindibile.
I lavori di restauro non si sono estesi al rifacimento degli intonaci esterni, pertanto non è possibile ispezionare la muratura…
L’interno della chiesa si presenta come un ambiente di pianta composita, chiaramente individuabile come ampliamento di un’aula con pianta a croce, attuato con l’accostamento ad essa di cappelle laterali, aggiunte senza soluzione di continuità all’esterno ne elementi di separazione gerarchica all’interno tra gli spazi esistenti e i nuovi.
Lo spazio è infatti coperto da una sequenza indistinta di volte a vela con apparecchiatura muraria “in foglio”, di altezza uniforme e dal profilo ribassato…
Altare ed edicola, che presentano caratteri simili, sono chiaramente posteriori al primitivo impianto. L’edicola è un’opera di mano non raffinata, e non è centrata sulla parete curvilinea dell’abside; l’altare mostra caratteri chiaramente successivi all’epoca di costruzione della chiesa.
I semplici capitelli di ordine dorico della parete in pietra presentano una certa somiglianza  con quelli che si rinvengono in molti edifici realizzati a cavallo dei secoli XVI e XVII nelle province di Siena e Grosseto.
Gli altari laterali del Crocifisso sono profondamente manomessi, mostrando, in alcune parti della zona superiore, le sole linee della struttura in mattoni murata sulle pareti, sulla quale doveva essere impostata la modellazione dello stucco per il disegno architettonico dell’edicola. L’elemento aveva, impostato sopra una coppia di paraste (La parasta è un elemento architettonico strutturale verticale – pilastro - inglobato in una parete, dalla quale sporge solo leggermente)


parasta @Wikipedia

di mediocre modellato sorreggenti due altissimi tratti di trabeazione, un timpano interrotto come presentano alcuni portali di chiese non lontani da qui come S. Agostino e del Suffragio a Santa Fiora…
I documenti iconografici della chiesetta sono scarsi e poco eloquenti.
E’ datata 1652 la prima schematica raffigurazione della chiesa nel “Catasto e Campione” conservato presso l’Archivio di Stato di Siena …
I lavori di restauro sono stati progettati ed eseguiti dallo Studio Tecnico Associato Prezzolini di Abbadia San Salvatore, sono durati circa due anni.
L’intervento ha avuto lo scopo di migliorare gli aspetti statici dell’edificio, le condizioni estetici e di salubrità.



Testi per “Nota tecnica per i più appassionati” presi da: Totalmente ripreso dal Libro “Il Ss. Crocifisso delle Ripe e la sua Chiesa” – Parrocchia di S. Maria delle Grazie in Saragiolo – Le Balze

Immagini:  @ Il Ss. Crocifisso delle Ripe e la sua Chiesa, @Wikipedia, @SlidePlayer, @DeArch

Foto: Scattate da me